Per la IARC, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, il talco è una sostanza di classe 2B, cioè possibilmente cancerogena per l’uomo. Per la magistratura americana l’uso prolungato della sostanza è stato responsabile di diversi tumori alle ovaie e di un mesotelioma.

Incluso tra gli agenti “possibilmente cancerogeni” dalla IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro), il talco è già finito più volte nel mirino della magistratura americana, che ha ritenuto la sostanza responsabile di aver provocato il cancro in diverse persone. Il prodotto commerciale balzato agli onori della cronaca è il borotalco prodotto dalla Johnson & Johnson, una polvere utilizzata per l’igiene e la cura del corpo ottenuta principalmente dall’unione tra talco macinato e acido borico.

Secondo i giudici, che hanno condannato il colosso farmaceutico a pagare risarcimenti multimilionari, l’uso prolungato di questa polvere avrebbe scatenato il cancro alle ovaie in alcune donne e il mesotelioma in un uomo, un tipo di neoplasia che aggredisce i polmoni normalmente associato all’amianto. Com’è noto non sempre sussiste un allineamento perfetto tra decisioni della magistratura e acclarate prove scientifiche – come dimostra la storica sentenza del Tribunale di Ivrea che ha condannato l’Inail a risarcire un uomo di 57 anni ammalatosi (secondo i giudici) di tumore al cervello a causa dell’uso prolungato del cellulare –, ma nel caso del talco sono già state trovate alcune associazioni tra uso della sostanza e cancro alle ovaie.

Una ricerca del 2013 del Brigham and Women’s Hospital di Boston, Stati Uniti, ha dimostrato che le donne che utilizzano regolarmente il talco sulle proprie parti intime aumentano il rischio di sviluppare il cancro alle ovaie del 24 percento. Non è noto il meccanismo alla base di questo processo, ma secondo gli studiosi americani, che hanno analizzato i dati di 8.500 donne malate di tumore ovarico, le particelle di talco possono farsi strada nell’organismo sino alle ovaie, dove possono innescare un’infiammazione cancerosa. I dettagli dello studio sono stati pubblicati sull’autorevole rivista scientifica Cancer Prevention Research.

Ciò che potrebbe fare la differenza nello sviluppo della malattia è la continuità nell’uso del borotalco. Non è un caso che le condanne della magistratura americana hanno visto il coinvolgimento di donne che l’hanno utilizzato per decenni. Come Lois Slemp, 62 anni, ammalatasi di cancro ovarico dopo 40 anni di applicazioni; o Eva Echeverria, che usava borotalco dai 10 anni di età e che ha vinto una causa ottenendo un maxi risarcimento di 417 milioni di dollari. La casa farmaceutica americana è stata sempre condannata “per aver agito in malafede”, responsabile per i giudici di non aver avvisato i propri clienti dei potenziali rischi per la salute.

Il caso più eclatante riguarda un uomo ammalatosi di mesotelioma, il 46enne Stephen Lanzo. Secondo i giudici sarebbe stato colpito da questa neoplasia a causa delle fibre di amianto presenti nel talco, la cui contaminazione è possibile a causa della vicinanza tra le miniere dei due minerali. L’uomo, esattamente come le donne ammalatesi di cancro alle ovaie, ha fatto largo uso di borotalco per molti anni. Per questo sia la Johnson & Johnson che la Imerys Talc, l’azienda che rifornisce di talco il colosso farmaceutico, sono state condannate a risarcirlo con 117 milioni di dollari.

Dunque il borotalco è davvero cancerogeno? Come sempre si deve far riferimento al massimo organismo scientifico sul tema, ovvero la IARC, che colloca il talco nella classe 2B, cioè quella degli agenti “possibilmente cancerogeni per l’uomo”. In essa, oltre al minerale, si trovano numerose altre sostanze con le quali veniamo normalmente in contatto, per un totale di 299 agenti potenzialmente pericolosi per la nostra salute. L’uso eccessivo e prolungato della sostanza resta il principale indiziato, esattamente come per molti altri composti, ed è proprio per questo che le aziende produttrici di talco debbono informare correttamente i propri clienti.

via FanPage