Cioccolato yogurt e caffè proteggono il nostro fegato e ci tengono lontani dall’ospedale

di Zeina Ayache

Dallo yogurt al cioccolato, quali alimenti fanno bene al nostro fegato: gli effetti positivi della dieta Mediterranea.

La dieta Mediterranea fa bene al nostro fegato perché aiuta la diversità microbica intestinale, in particolare per chi mangia yogurt, caffè, cioccolato e tè. La notizia arriva dall’International Liver Congress 2018 in occasione del quale i ricercatori hanno presentato i risultati delle loro scoperte.

Fegato e cirrosi. La cirrosi è una causa di morte largamente prevenibile e in forte crescita, basti pensare che fa più di un milione di vittime all’anno, ed è associata principalmente al consumo eccessivo di alcol, tra le cause seguono epatiti virali ed infezioni. Chi soffre di cirrosi ha una progressiva riduzione della diversità microbica intestinale che danneggia il fegato.

Lo studio. Per capire come la dieta possa migliorare le condizioni del nostro fegato, i ricercatori hanno reclutato 157 persone dagli Stati Uniti e 139 dalla Turchia e le hanno divise in tre gruppi, a seconda che avessero cirrosi compensata, scompensata o fossero sane.

Risultati. Dai dati raccolti è emerso che tutti i partecipanti turchi avevano una diversità maggiore del microbiota intestinale rispetto a quelli statunitensi, e non c’erano differenze tra soggetti sani e con cirrosi epatica. Diversamente, per quanto riguarda i partecipanti statunitensi, la diversità era più alta nel gruppo di controllo e più bassa tra coloro che soffrivano di cirrosi scompensata.

Cioccolato yogurt e caffè

Diete diverse. Ciò che differisce tra turchi e statunitensi è la dieta alimentare seguita. I turchi infatti seguono la dieta mediterranea che abbonda di caffè, tè, verdure, cioccolata e latte fermentato, alimenti questi che migliorano lo stato di salute del nostro fegato tenendoci lontani dall’ospedale. “Questo studio è importante perché sottolinea che la dieta mediterranea ricca di antiossidanti ha un effetto protettivo non solo durante le prime fasi della malattia epatica cronica, ma anche durante quelle più avanzate”.

Fonte: fanpage.it

via Informare per Resistere