di Carla Massidda

Prendersi cura della propria alimentazione è importante, sia per garantire uno stato di salute ottimale, sia per raggiungere un buon peso forma. Ogni individuo ha una ben precisa fisiologia e biochimica, per questo è importante individuare il regime dietetico che bilanci il fabbisogno nutrizionale in base al sistema metabolico individuale.

Analizzeremo i regimi dietetici più diffusi, con i relativi pro e contro, al fine di comprendere che una dieta non si deve fare con superficialità, ma sotto controllo specifico. Una corretta alimentazione volta alla perdita di peso corporeo, dev’essere strutturata in funzione alla tipologia dell’individuo, allo stile di vita, al fabbisogno nutrizionale e allo stato di salute generale. Pertanto la prima domanda da porsi è «perché ingrasso?» e «dove ingrasso?».

Le informazioni relative a queste domande forniscono gli elementi cardini per poter studiare un corretto regime alimentare, che tenga
conto sia degli errori nutrizionali, sia del sistema metabolico dell’individuo.

L’aumento di peso è causato da molteplici fattori:

Disfunzioni metaboliche: possono riguardare disfunzioni enzimatiche, patologie gastroenteriche, malassorbimento intestinale, flora batterica alterata, disfunzioni tiroidee;
Scorretta alimentazione;
Stress: lo stress comporta disturbi gastroenterici, dismetabolismo, alimentazione inadeguata, aumento del cortisolo (vedi ipercortisolemia), fame emotiva;
Predisposizioni genetiche: obesità, diabete, ipercolesterolemia;
Scorretta masticazione: questo elemento viene spesso sottovalutato. Una corretta masticazione agevola la digestione, in quanto permette la produzione enzimatica corrispondente all’alimento che si sta per ingerire. La ptialina è un enzima prodotto dalla saliva durante la masticazione, per agevolare la digestione dei carboidrati. Masticare lentamente consente la corretta trasmissione neuronale del senso di sazietà, con conseguente introduzione di minor quantità di cibo (ovvero si mangia quanto effettivamente è necessario).

L’aumento di peso può essere generale o localizzato, e questo aiuta a individuarne la causa:

Generalizzato: l’aumento di peso che coinvolge tutto il corpo può essere ricollegato a un’errata alimentazione, a disfunzioni endocrine e sovraccarico di tossine, se accompagnato da ritenzione idrica. La formazione del grasso è un meccanismo del corpo per proteggere e scaldare gli organi vitali, nonché per creare riserve energetiche. Quando è in eccesso, l’organismo ha la necessità di inglobare le troppe tossine, al fine di renderle innocue;
Localizzato nella pancia: è riconducibile a un’eccessiva assunzione di zuccheri e carboidrati, o in generale, a dismetabolismi pancreatici;
Localizzato nelle cosce: riguarda un sovraccarico di tossine, che coinvolge l’attività del fegato e dei reni;
Ritenzione idrica e cellulite: stasi linfatica, cure ormonali (inclusa la pillola contraccettiva), accumulo di tossine che il corpo «diluisce» per neutralizzarne l’azione infiammatoria sui tessuti.

Le fasi che compongono il passaggio ad una dieta terapeutica

I regimi dietetici, che siano volti alla cura di una patologia o a scopo dimagrante, dovrebbero essere seguiti per almeno tre cicli lunari completi. In base alla tipologia della dieta, la durata può essere variabile, ma in linea generale le fasi si compongono come segue:

Attacco: l’alimentazione è strutturata per il raggiungimento dell’obiettivo, quindi lo stile alimentare subisce le correzioni più importanti, con maggiori restrizioni. Le modifiche alimentari non incidono sullo stile di vita e la spinta emotiva fa passare in secondo piano i disagi connessi;
Stabilizzazione: il regime alimentare è più blando, si reintegrano determinati alimenti, ma non completamente. A livello emotivo iniziano a mancare determinati sapori, soprattutto quelli che gratificano emotivamente (ad esempio, i dolci) o quelli legati alla vita sociale (ad esempio, la pizza e la bibita ipercalorica). Aumenta la fame compulsiva e inizia il desiderio di trasgredire. Per contro si innesca un meccanismo psicologico legato alla paura di ingrassare e perdere i risultati ottenuti. Questa è la fase in cui le diete possono fallire;
Mantenimento: è la fase conclusiva, dove si è raggiunto il peso desiderato e si definisce il regime alimentare che il soggetto
dovrà seguire per non perdere i risultati ottenuti. In questa fase il rischio del fallimento è rappresentato proprio dal mantenimento. Il soggetto ormai è stanco di seguire la dieta e sottovaluta la reintroduzione progressiva degli alimenti di cui si è privato. Talvolta accade che il soggetto, nella terza fase, non sia ancora soddisfatto del risultato e opti per una dieta ferrea. In questo caso, il corpo ha già subito delle restrizioni e un’ulteriore riduzione può comportare depressione, irritabilità, isolamento sociale, nonché deficit organici
per esaurimento delle risorse energetiche.

Il fallimento e gli effetti collaterali delle diete restrittive

I regimi dietetici restrittivi sono molto pericolosi per lo stato di salute generale e non vanno seguiti senza controllo medico. Inoltre sono i più fallimentari, in particolare se sono rivolti alla perdita di peso per motivi estetici. Le persone che attuano diete ferree o fortemente ipocaloriche hanno caratteristiche cognitive di perfezionismo o pensieri radicali (del tipo: «o tutto o niente»). Preferiscono rinunciare a tutti i cibi calorici, per ottenere il miglior risultato in minor tempo possibile, piuttosto che bilanciare l’apporto calorico-nutrizionale.

Queste tipologie di persone sopportano le restrizioni per un lasso di tempo breve e se non vedono risultati immediati, abbandonano la dieta o impongono ulteriori restrizioni, a danno le sistema metabolico. A seguito di una dieta ferrea, che perduri da circa due mesi, si incorrere nei seguenti effetti collaterali:

Livello emotivo: depressione, ansia, irritabilità, rabbia, cambiamento di personalità, isolamento sociale;
Livello cognitivo: minor capacità di concentrazione, disturbi della memoria, apatia;
Livello fisico: debolezza, disturbi del sonno, disturbi gastrointestinali, sensibilità al freddo, ipersensibilità ai rumori e alla luce, calo della libido, perdita dei capelli.

Estratto dal libro “Il cibo che cura” di Carla Massidda. Nel libro è possibile consultare delle tabelle, menu settimanali e combinazioni alimentari utili da applicare in merito ai contenuti qui esposti.

Carla Massidda è naturopata con particolare attenzione alle problematiche legate alle allergie alimentari, a quelle derivate dall’inquinamento ambientale e alla psicosomatica. E’ anche autrice di “Disintossicarsi dai metalli pesanti“.

via Dionidream